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sabato 27 febbraio 2016

#amorenoncorrisposto di Sarah Ockler, recensione

Buongiorno Crazy,
Oggi sono qui per parlarvi di #amorenoncorrisposto della scrittrice Sarah Ockler. Questo romanzo dai toni decisamente young e pubblicato da Newton Compton lo scorso 16 febbraio, non ha soddisfatto le mie aspettative. Vi spiego perché… dopo aver presentato il libro e la trama, ovviamente!

#amorenoncorrisposto Titolo: #amorenoncorrisposto
Autore:
Sarah Ockler
Serie:  non fa parte di una serie
Editore:
Newton Compton
Data:  16 Febbraio
Genere: young adult
Categoria: high school
Narrazione: prima persona, pov femminile
Finale: No cliffhanger
Coppia: Lucy, giovane studentessa c oinvolta in uno scandalo, Cole, fidanzato della migliore amica di Lucy.


Un ballo, un bacio e una foto su internet
E se la tua vita cambiasse con un click?
Lucy ha imparato un’importante lezione dai giornali di gossip che tanto ama: evitare i riflettori e custodire gelosamente i segreti. Un sistema che ha funzionato per tutto il liceo. Ecco perché, quando la sua migliore amica Ellie si ammala poco prima del ballo di fine anno e le chiede di accompagnare il suo fidanzato Cole, Lucy preferisce non dirle che per la serata aveva in mente tutt’altro. E soprattutto che è segretamente innamorata di Cole fin dalla notte dei tempi. Ma quando lui la bacia alla fine del ballo, Lucy sa di dover confessare a Ellie ciò che è successo. Prima ancora che riesca a parlarle, però, qualcuno posta sulla sua pagina Facebook le foto del bacio con Cole, insieme a un sacco di commenti maliziosi. Nel giro di due giorni, Lucy ha già la fama di una poco di buono, una narcisista, una che pugnala gli amici alle spalle. Cosa potrà fare per tenersi Cole e non perdere la faccia?

E adesso ecco la mia delusione. Questo libro è stato la tomba della mia vena romantica. Prima della fine del libro la piccola romanticona che vive in me da tempo immemore, si è suicidata per non continuare a leggere.
Il titolo del libro non ha niente a che vedere con un fantomatico “amore non corrisposto”, perché quei due “si amano”. Perché ho usato le virgolette? Vi spiego meglio.
Questi due si conoscono da quattro anni. Lui, tale Cole, da tre anni è fidanzato con la migliore amica di Lucy, tale Ellie.
La sera del ballo, misteriosamente, Ellie si ammala e chiede a Lucy di fare da accompagnatrice al prode Cole. Capisco che non vuole buttare il suo ragazzo in pasto alle allupate – per giunta ubriache marce – della scuola, ma se io fossi stata in lei me lo sarei tenuto stretto, altro che mandarlo a un ballo scolastico, in cui può succedere di tutto, con un’altra. Ma sorvoliamo, è stata una sua scelta, amen.
 Lucy e Cole vanno al ballo, lei passa metà del tempo a pensare a come si sarebbe sentita più a suo agio se fosse rimasta a casa, infagottata nel suo pigiama, a uccidere zombie in un gioco online e che, saltandolo, rischia la lapidazione da parte dei suoi prodi compagni virtuali ammazza-zombie (perché senza di lei si ritrovano senza un valido elemento della squadra e rischiano di trovarsi senza cervello in un batter d’occhio). L’altra metà del tempo lo passa elogiando (sempre dentro di sé) la bellezza del sorriso del bel Cole e il suo amore senza speranza che dura da ormai quattro anni, e cioè quando il giovane batterista/studente si è trasferito a Lavender Oaks (credo sia localizzata vicino Denver, Colorado, non è ben spiegato). La festa è una noia mortale e gira tutto intorno a un cavallo – dal nome improponibile, Principe Macula – mascotte della squadra a cui hanno incollato un corno sulla fronte e ricoperto di paillette e lustrini. Boh.
Finisce il ballo e Lucy già pregusta la sua scorpacciata di zombie (sul serio questa ragazza ha bisogno di rivedere le sue priorità!), ma il prode Cole (che non sembra nemmeno un po’ preoccupato per la sua fidanzata in quarantena… doppio boh!), non è certamente pronto a staccarsi da Lucy, così sfoderando un sorriso a trentaseimila denti riesce a convincere la poveretta  a partecipare a una specie di after-party per pochi intimi nella baita dei suoi genitori in riva a un lago non meglio identificato.
E lì succede davvero di tutto! Gente strafatta, altra che invece si ubriaca e contro le regole del pudore pubblico si spoglia nuda e si butta nel lago (a maggio, a Denver… brrrrr dubito faccia abbastanza caldo da fare il bagno nudi). Succede di tutto e di più, Cole dice a Lucy che lui ed Ellie si sono lasciati da un po’, ma che non hanno detto niente a nessuno. La conversazione porta a un incontro ravvicinato (ma casto) tra Cole e Lucy. Un semplice bacio che scatenerà il putiferio.
L’indomani la nostra ammazza-zombie è assalita dai sensi di colpa, deve dire a Ellie di Cole, perché è quello che fanno le migliori amiche, ma non ha tempo di parlarne che durante una visitina su facebook si rende conto che la sua “scappatella” con Cole e tutto quello che è successo alla festa è stato spiattellato in rete. Il suo cellulare è stato rubato e le foto incriminate contaminano la rete sotto l’hashtag scandalo.
Tutta la scuola è convinta che la colpevole sia lei, la odiano tutti, migliore amica compresa – che aveva addirittura fatto finta di stare male la sera prima – tutti le danno addosso, gli studenti finiti in rete in foto mortificanti e al limite del ridicolo, la preside – che secondo me ha qualche rotella mancante – che per zittire la cosa ha bisogno di crocifiggere pubblicamente qualcuno, e indovinate chi è il prescelto agnello sacrificale? Esatto, la cara Lucy.
Il romanzo prende una piega lievemente più interessante quando Lucy decide di prendere in mano la situazione e scoprire chi è stato a trascinarla nel fango, con l’aiuto di Cole, la sua amica Griffin (ma che nome è per una ragazza?!), lo strambo Franklin e i membri del MAL(e) – Movimento Anti-Social e di Lotta all’(e)lettronica frivolezza. No comment.
E potrei continuare in eterno, ma penso che qualcuno non sarebbe affatto d’accordo. Questo romanzo è ben scritto, per carità, nessun problema di sintassi, logica e tutti i verbi sono messi al punto giusto. Ma i contenuti?
E l’innamoramento dei due giovani? Stendiamo un velo pietoso, perché se ci ripenso mi viene di nuovo l’impulso di prendere il Kindle e defenestrarlo. Sembra che io abbia una calamita per i romanzi che provocano danni permanenti al sistema nervoso centrale!
Per quanto mi riguarda, spero che questa recensione servirà ad evitarvi un acquisto inutile o il rischio di farvi venire una gastrite cronica.
Un bacio a tutte,
Sissy
#DoveDiavoloSonoFinitiIBeiLibriDiUnaVolta???





4 commenti:

  1. eh eh il mio radar anti schifezze ha ripreso a funzionare..e non l'ho comprato!!!grazie per la recensione e per aver avvalorato la mia tesi!!!:)

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  2. Ah ah ah!!! Era da un pezzo che non mi facevo così tante risate nel leggere una recensione! ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono contenta di essere riuscita a divertirti. Io cerco di infilare l'ironia ogni volta che ne ho possibilità ^^

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  3. Salve, sono il traduttore del libro recensito.
    Ho inviato questo stesso amichevole messaggio di “condivisione e chiarimento” ad altri blog in cui la versione italiana del libro di Sarah Ockler ha ricevuto visibilità.

    Talvolta mi piace curiosare in rete per saggiare le reazioni dei lettori nei confronti dei libri che, seriamente e professionalmente, ho tradotto e continuo a tradurre. Un po' per avere il polso del gradimento (ma anche delle aspettative, prima di iniziare un lavoro), un po' per carpire suggerimenti e far tesoro di eventuali lucide obiezioni da parte di chi ha letto la pubblicazione italiana. A volte ricevo segnalazioni anche da colleghi e amici, come nel caso di #amorenoncorrisposto... sempre nell'ottica di migliorarmi nel mio lavoro. Nel corso degli anni ho ricevuto varie mail da parte di lettori con richieste e domande di vario genere (che spero e penso di aver soddisfatto) e a mia volta ho scritto direttamente per “commentare commenti” (mi si passi il pastrocchio). Questo è uno di quei casi.

    In merito al fatto che #amorenoncorrisposto possa non essere piaciuto, per ovvi motivi non posso ribattere: ognuno giudica secondo il proprio gusto e io mi sono comunque limitato a tradurre ciò che è stato ideato e scritto da altri, nulla della trama e delle scelte narrative mi compete; per contro, posso sicuramente dire qualcosa di fronte alle obiezioni sulle scelte di traduzione che, nel caso specifico, a quanto leggo nei vari blog, si concentrano (GIUSTAMENTE) sulla scelta del titolo.
    In una delle recensioni ho letto che solo per aver optato per quel titolo, il traduttore dovrebbe cambiare lavoro... forse un po' esagerato...? Come forse molti già sapranno, il suddetto traduttore – il sottoscritto – ha ben poca voce in capitolo (in alcuni casi, nessuna) in merito alla scelta del titolo e che anzi, nel caso di #amorenoncorrisposto, appena informato su quale sarebbe stato quello definitivo, ha deciso di mettere immediatamente mano alla tastiera per segnalare alla casa editrice che la scelta non solamente era fuorviante ma addirittura imprecisa, suggerendo anche di rimanere aderenti al titolo originale (come è accaduto per le due versioni tedesca e francese). Sulle prime sembrava che la segnalazione fosse riuscita a fare in qualche modo breccia ma poi – presumibilmente per motivi tecnici – gli sviluppi sono stati diversi e ora noti a tutti.

    In chiusura, mi preme sottolineare che la mia decisione di commentare (cumulativamente) le recensioni è stata dettata unicamente dal profondo coinvolgimento che ho avuto con il testo nel corso dell'attività di traduzione e dall'avvincente e serrato scambio di mail con l'autrice Sarah Ockler che si è resa completamente disponibile a sbrogliare insieme a me i numerosi nodi del suo testo che, per quantità e qualità linguistica e culturale, ne hanno reso molto laboriosa la “riproduzione/localizzazione” in italiano (non scendo in questa sede nei singoli dettagli perché rischierei di dilungarmi fino alla noia, ma sono disponibile a farlo con chi me ne manifesti la curiosità).

    Un saluto e buone letture a tutti/e :-)
    roberto lanzi
    ca238120@gmail.com

    ps: le case editrici vivono grazie ai lettori e questi ultimi hanno tutto il diritto di dire la loro: quando qualcosa non vi quadra, scrivete, chiedete, informatevi, protestate... l'epoca del social lo permette.

    RispondiElimina

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