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martedì 28 agosto 2018

Con te e nessun altro di Sophie Jordan, recensione

Care crazy,
oggi vi parleremo di Con te e nessun altro di Sophie Jordan, secondo volume della serie The Ivy Chronicles, uscito il 27 Agosto grazie alla Newton Compton. Tre semplici regole da seguire: mai mostrarsi vulnerabili, mai innamorarsi, avere sempre il controllo del gioco. Per Emerson sono un mantra da sempre, ma se per avere Shaw dovesse infrangerle?





The Ivy Chronicle series

1. L’inizio del gioco, 5 luglio 2016
1.5 Crash
2. Con te e nessun altro, 27 Agosto 2018
3. Wild

Autrice: Sophie Jordan
Casa Editrice: Newton Compton
Genere: New Adult
Categoria: seconde possibilità, college.
Narrazione: prima persona, pov Emerson
Finale: No cliffhanger.







Che cosa succede quando una ragazza a cui nessuno dice no incontra un ragazzo capace di resisterle?
Emerson ha un dono. Sa flirtare, è sempre a suo agio in mezzo alla gente e non ha mai trovato un uomo in grado di resistere al suo sorriso magnetico. Ha solo tre regole ferree da rispettare nella vita: mai mostrarsi vulnerabile, mai innamorarsi, avere il controllo del gioco. Ma poi è arrivato Shaw, così sexy e diverso dai colletti bianchi che Emerson frequenta di solito. La cosa peggiore è che sembra non essere toccato dal suo fascino. Dopo averla salvata da una brutta situazione in un locale, infatti, non ha nemmeno accennato a provarci. Anzi, l’ha chiamata “civetta” e l’ha spedita a casa. Per Emerson è come aver ricevuto una sfida e adesso la sua missione è farlo cadere ai suoi piedi. Ma per farlo, forse sarà costretta a infrangere tutte le sue regole..



“Amore vuol dire perdere il controllo. E io non perdevo mai il controllo. 
Lasciavo che lo credessero, (..) ma ero sempre pienamente consapevole delle mie azioni. Padrona della situazione, in ogni singolo istante. “
Emerson sa quello che vuole, e non ha problemi ad imporsi delle regole per evitare di compromettere il suo equilibrio. Non esiste però un equilibrio perfetto che sia duraturo nel tempo, o che sia immune dalle circostanze che mutano di volta in volta. Per Emerson creare dei muri serve solo a rafforzare e difendere ciò che è realmente: purtroppo a volte le barriere che costruiamo vengono innalzate su basi instabili o su “progetti” sbagliati. Questo significa che prima o poi cadranno, e non è sempre una cosa negativa. Ricostruire sulle macerie vuol dire progettare qualcosa di nuovo, più stabile, e che non abbia le vecchie lacune. Shaw, come un tornado, spazza via tutte le certezze di Emerson: prima fra tutte la sicurezza sul suo fascino. Sarà un duro colpo per lei, che non accetterà facilmente.
Shaw è taciturno, misterioso, e come tale anche molto irresistibile: il fascino di chi non si concede e non rivela molto di se. Un cavaliere nero, un angelo con un giubbotto da motociclista. Questo manda totalmente in confusione la “civetta” Emerson. Tutti le cadono ai piedi, nessuno le dice no: lei ha il controllo e non è disposta a cederlo. Ma con Shaw è diverso, lui è diverso: diverso dai soliti ragazzi che frequenta al college, diverso da ciò che pensava, diverso.

Non sapevo a cosa mi avrebbe portata tutto questo, ma era decisamente  la prima volta che mi succedeva. Mi faceva paura e allo stesso tempo era una cosa esaltante.

E forse proprio per questo deve averlo.
E se per averlo dovrà infrangere le sue regole, allora le infrangerà.
Come ho già detto in precedenza, adoro questa autrice. Sophie Jordan mi ha regalato una delle trilogie fantasy che ho riletto più volte nel corso degli anni (e ve la segnalo perché merita: “Firelight”), purtroppo, non ne capisco bene il motivo, ma nel romance non riesco a trovare un’affinità con la sua penna. Emerson e Shaw sono due bei personaggi, hanno un qualcosa che spinge il lettore a volerli scoprire pagina dopo pagina ma è come se non riuscissero a sbocciare, ad uscire completamente. La Jordan scrive bene, la trama scorre senza intoppi e mantiene sia il ritmo che l’interesse del lettore.
La storia è colma di spunti per poter “ingranare la marcia”: la passione di Emerson per la pittura, la sua curiosità per le “nuove” avventure, la storia di Shaw (che personalmente meritava più attenzioni, e forse poteva regalare quell’emotività che è venuta meno).  Il problema è che emotivamente non ci sono quei picchi che il lettore brama: il battito accelerato in certe scene, la rabbia, la lacrimuccia, il breve sorriso: è come se i personaggi non prendano realmente vita, come accade con i libri, li ho trovati un po’ freddi, eppure la trama c’è e gli spunti anche.
In realtà sono un po’ delusa perché mi aspettavo di più, forse il mio problema sono proprio le aspettative che ho creato dopo la serie fantasy. Spero davvero che il terzo libro della Ivy Chronicles mi dia qualche soddisfazione.

Con affetto,
Cinzia













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