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martedì 27 ottobre 2020

Memoria di un certo legame di Danka Braun, recensione

Ciao Crazy, 
oggi vi parlo di Memoria di un certo legame di Danka Braun, pubblicato in Italia il 15 ottobre dalla Cignonero. È la prima volta che leggo un libro di Danka Braun e una delle prime che mi ritrovo catapultata nella realtà polacca, di certo non usuale per noi lettrici italiane. Sicuramente non è stata una lettura banale, ma una piacevole sorpresa. Una storia complessa, approfondita, piena di salti temporali e cambi di narrazione che merita di essere letta. 

Titolo:
Memoria di un certo legame

Autore: Danka Braun

Editore: Cignonero

Data: 15 Ottobre 2020

Genere: Narrativa

Categoria: Seconde possibilità

Narrazione: 1° persona pov doppio, 3° persona

Finale: No cliffhanger





1989

In una Polonia stretta nella morsa del comunismo, Renata, venticinquenne istruita e proveniente dal ceto medio, si innamora di Robert, che di anni ne ha ventinove.
Robert sembra il principe azzurro: ricchissimo, bellissimo, brillante e con un luminoso futuro da stimato chirurgo. Ma Robert è anche un cinico manipolatore, un maschilista, che usa le donne per il proprio piacere. E con lei è chiaro fin da subito, non cerca nulla in più di un’avventura, per tenere impegnate le giornate che mancano alla sua partenza per Boston, dove lo aspetta una delle più rinomate cliniche statunitensi.
Renata sa che dovrebbe stargli lontana, ed è lui stesso a dirle che dovrebbe disinnamorarsi e alla svelta. Ma non può fare a meno di sperare che quegli incontri di passione che li uniscono per poche ore alla settimana, si trasformino in qualcosa di più, una storia d’amore degna di un romanzo.


2000

Undici anni dopo, Renata, vedova e con un figlio a cui badare, ha dimenticato quella storia durata pochi mesi. La Polonia sta risorgendo dalle sue stesse ceneri, e anche per lei si prospetta una vita nuova: sta per risposarsi con Andrzej, un uomo fedele e tranquillo che sarà un ottimo padre adottivo per il suo bambino. Tutto sembra andare a gonfie vele fino a quando, alla festa per il loro fidanzamento, Andrzej si presenta con un vecchio amico che non vedeva dai tempi del liceo: Robert.
A Renata basta guardarlo per capire che la chimica tra loro è rimasta immutata, che quei pochi mesi trascorsi insieme hanno significato più di quanto voglia ammettere. Robert, ormai quarantenne, ha lo stesso fascino ambiguo di undici anni prima. Ma Renata non è più la ragazzina ingenua di una volta. Non è più disposta a cedere, sa come non farsi manipolare.
Ci sono certi legami che pur impossibili, superano ogni barriera, abbattono i muri. Anche quelli del tempo, anche quelli del cuore.
Voglio iniziare questa recensione con una premessa ed un avvertimento. Non sperate di trovare in “Memoria di un certo legame” un romance classico. Non cercateci una grande storia d’amore senza macchia. Non immaginate di leggere in questo libro un racconto veloce e frizzante. Non aspettatevi dolcezza e zucchero, né violenza fisica ed estremo degrado. Non leggerete la descrizione romanzata di rapporti sessuali fra i protagonisti, né proverete una simpatia istantanea verso uno dei tanti personaggi secondari. “Memoria di un certo legame” è un libro per certi versi difficile, mentale, lento, freddo, pieno di informazioni, che raccoglie al suo interno storie diverse. Quella di Robert, quella di Renata, quella di Robert e Renata insieme. Lui e Lei. 

“Riusciva a manipolare le persone in modo da ottenere sempre ciò che voleva. Gli piacevano le donne e lui piaceva a loro. Non faceva altro che ferire tutte le sue conquiste, ma nessuna parlava male di lui. 
Ma avrei imparato tutto questo più tardi. Troppo tardi.”

Robert è un uomo complicato. Intelligente, ricco e bellissimo. Narcisista. Spesso superficiale. Prepotente. Dipendente dal sesso. È un uomo sbagliato. È l’uomo sbagliato. Non cambia. Non diventa improvvisamente il principe azzurro. Quella fra lui e Renata nel 1989 non è una storia d’amore. È la storia di una dipendenza. Di un manipolatore e di sentimenti non corrisposti. Anche quando si incontrano nuovamente dopo undici anni, Renata per Robert inizialmente è solo un capriccio. Lui la vuole. La vuole fisicamente, la vuole per dispetto, la vuole per il suo ego. Robert non ama le donne, e, anche quando lo fa, non riesce a farlo in maniera completamente generosa e disinteressata. Però è magnetico. È travolgente. Erotico. L’autrice lo descrive chiaramente; non è una brava persona ma, come tutte le donne che incontra, anche tu, lettrice, non puoi resistergli. Renata è una donna intelligente, istruita, proveniente dalla media borghesia polacca, che non può fare altro che venire ferita. Non ha armi per affrontare Robert. Forte con il mondo, fragile con lui. Sottomessa non solo da un punto di vista fisico, ma soprattutto da un punto di vista emotivo. Ed è questa la sua forza. La sua più grande forza e la sua più grande debolezza: di lui non è mai riuscita a liberarsi. Nonostante la paura, nonostante la ragione, lui la piega anche quando lei sembra resistergli. E nel farsi piegare, lei lo incatena. Odio e amore continuano a vivere dentro di lei e a combattersi. Quello che ho davvero amato di Robert e Renata è il loro essere veri. Sbagliati, incoerenti, egoisti, sporchi. Ma veri. Nessuna fiaba. Niente rosa. Non troppo dark. Solo sudore, tradimento ed amore malato che resistono anche quando l’amore vero compare. 

“Mi svegliavo la mattina e aspettavo il momento in cui saremmo stati di nuovo insieme. Il tempo con lui assomigliava a un soggiorno in Paradiso. Il suo arrivo apriva le porte dell’Eden. Il suo ritorno a casa le chiudeva, gettandomi di nuovo sulla terra. Quello che sperimentai in quelle settimane era impossibile da descrivere a parole, non riuscirei a farlo. Era il mio maestro, il mio signore, il mio padrone. E io ero la sua schiava, la sua odalisca. Obbedivo ai suoi ordini prima ancora che si traducessero in parole.”

La Polonia è il terzo protagonista di “Memoria di un certo legame”. Vive e trasuda fra le pagine che dovrebbero raccontare un sentimento fra un uomo e una donna e invece finiscono per raccontare lo spirito di una nazione. Robert e Renata si conoscono nella Polonia del 1989. I fogli di giornale vengono usati come carta igienica, il comunismo che ha caratterizzato gli ultimi quarant’anni del paese è sempre più debole ma ancora presente, le città non sono altro che casermoni dove i sogni sembrano non farsi spazio, il freddo sembra entrare nelle ossa, l’alcool scorre a fiumi nelle discoteche, il sesso è libero e veloce quasi per reazione alla lentezza e alle restrizioni della vita, la rivoluzione è prossima ma ancora non è riuscita a entrare in tante teste e in tante strade. Si incontrano nuovamente nel 2000, in una Polonia che si sta risvegliando, quando la vita inizia a sembrare più facile, l’occidente più vicino e il mondo più raggiungibile. Ho amato molto che Cracovia si raccontasse nei personaggi del libro. Nel loro modo di fare, di comportarsi, di muoversi, di parlare ed agire. Vedrete la Polonia cambiare insieme a Renata. Vi ritroverete in un altro mondo seguendo Robert negli Stati Uniti. E, facendoci attenzione, osserverete la scrittura dell’autrice cambiare. Inizialmente fredda, distaccata, fatta di frasi corte e vocaboli secchi, a raccontare il clima di libertà relativa prima delle rivoluzioni. Sempre più calda, facile e fluente, man mano che gli anni passano, i regimi si sfaldano, l’occidente travolge la nazione e personaggi da altre parti del mondo conquistano le pagine. L’autrice ci prende per mano e ci porta a conoscere nel dettaglio tutto dei nostri protagonisti, senza dimenticarsi mai di immergerli nel mondo che stanno vivendo. L’adolescenza di Robert, gli episodi che lo hanno portato a essere il brillante e bastardo neurochirurgo che tutti detestano ma non possono che ammirare, e la vita dei nostri due protagonisti negli undici anni in cui sono stati lontani. Il matrimonio, il loro cammino professionale, i rapporti con la loro famiglia. Nulla è lasciato nascosto. Niente al caso. Troverete pagine e pagine in cui la coppia non esiste ma esistono solo due individui che vanno avanti, ognuno a modo suo, più o meno da soli. 

“Si rese conto che ogni volta che lo aveva incontrato aveva provato un brivido, dilaniata dal desiderio di vederlo e dalla voglia di vederlo sparire per sempre.”

“Memoria di un certo legame” non è un libro privo di difetti. La prima parte è complessa da leggere, ho trovato qualche refuso nel testo, a volte è talmente freddo da lasciare quasi in imbarazzo e non sempre le azioni dei protagonisti sono tutte condivisibili. I continui salti temporali fra presente e passato portano anche a cambiare il punto della narrazione tanto che a un certo punto non ci si accorge più se si sta leggendo in terza o in prima persona. Però ha il grande pregio di essere un libro diverso ed intenso nel suo essere distaccato, che non lascia indifferenti. Ha il grande pregio di essere un racconto di formazione lungo 25 anni, formazione di un uomo, di una donna e di un popolo. Ha il grande pregio di essere un libro vero, molto reale, e saper raccontare molto bene l’uomo nei suoi grandi amori e nei suoi grandi egoismi. Da leggere, se avete voglia di un libro diverso, di farvi domande su un periodo storico a noi vicino ma forse mai davvero approfondito, di una storia vera e sorprendente come solo la vita può essere. 

Gaia





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