mercoledì 13 settembre 2017

E poi ci sono io di Kathleen Glasgow, recensione

Buonasera, crazy.
Oggi vi parlo di E poi ci sono io di Kathleen Glasgow, uscito lo scorso 7 Settembre per Rizzoli.
Leggere questo libro mi ha fatto male e bene. Tanto male e tanto bene. È quel tipo di storia che ti tira il cuore fuori dal petto e te lo riempie di lividi, ma che ti fa fare pace col mondo e pure con gli uomini, se tieni duro fino alla fine.
Non è una lettura facile, vi avviso. Non è mai facile quando si parla di malattie mentali e disagio sociale, in un mondo che è fatto solo per i vincenti, per quelli che non cadono mai, che hanno sempre soldi per mangiare, scarpe per tenere i piedi al caldo e un tetto per ripararsi dalla pioggia. Tutti vediamo i mendicanti fuori dai supermercati, ma non conosciamo mai la loro storia.
Venite a scoprire una di queste storie. Non è divertente, non è eccitante e non è nemmeno finzione.
È la dannata vita.

E poi ci sono io Titolo: E poi ci sono io
Autore:
Kathleen Glasgow
Serie:  non fa parte di una serie
Editore:
Rizzoli
Data: 7 settembre 2017
Genere: Young Adult
Categoria: seconde possibilità
Narrazione: prima persona, pov femminile
Finale: No cliffhanger
Coppia: Charlie, diciassette anni e tanto bisogno d'amore; Rileytossicodipendente e alcolizzato, pieno apparentemente solo di se stesso.


«Tutto quello che si rompe, comprese le persone, si può aggiustare. Ecco come la penso io.» A soli diciassette anni, Charlotte Davis ha già trovato un rimedio per calmare la sofferenza che prova. Per non pensare all'amato padre che ormai non è più con lei, per non pensare alla sua migliore amica che l'ha lasciata, per non pensare a una madre che da molto tempo non la capisce, a Charlie basta avere a portata di mano un pezzo di vetro. Un coccio di bottiglia, un gesto secco, un taglio sulla pelle: e dentro si fa largo una specie di sollievo. Charlie è ricoverata in un istituto psichiatrico di St. Paul, nel Minnesota, un microcosmo abitato da altre ragazze come lei, ragazze sole, ognuna un mondo da decifrare, ognuna intrappolata in un diverso dolore. Boccioli di donne ancora troppo chiusi, duri, terrorizzati dall'aprirsi alla vita, sprovvisti di misure di difesa e dunque trascinati via dalla corrente dell'autolesionismo. Le ragazze tra di loro si prendono in giro, si raccontano, immaginano il futuro, c'è chi vorrebbe uscire di lì e chi invece vuole restare al riparo di quelle mura. Charlie, al momento delle dimissioni, non sa dove andare, dato che la madre non la vuole con sé. Sarà allora nella lontana Arizona, dove il sole è rovente e un amico l'aspetta, che potrà provare a riconquistare uno spazio di gioia e nuovi progetti. Il lavoro in una tavola calda e certi inattesi incontri sono linfa benefica, ma quel suo debole entusiasmo viene deluso in fretta: per ricominciare davvero, allora, cosa serve? "E poi ci sono io" è una storia viscerale, aspra e dolce come i diciassette anni di Charlie, un romanzo che parla di adolescenza con onestà, guardando dritto negli occhi di chi pensa di non farcela e crede di essere destinato a scivolare per sempre; è una storia fatta di cadute, improvvise speranze e ripartenze, che ci ricorda quello che siamo stati e quale coraggio serve per riprendere la strada.



Il titolo è già un programma. E poi ci sono io, dopo tutto il resto, dopo gli altri, dopo il mondo, dopo le cose belle, dopo vengo io.  A raccogliere le briciole, se ne restano. E se quando inizi a leggere non ci fai caso, dopo poche decine di pagine torni indietro e ci rifletti. Quel titolo, pure cancellato, riesce già a commuoverti. Figuriamoci quando arrivi alle note dell'autrice e leggi che era tutto vero. Tutto. Vero.

Anni fa ero sull’autobus e una ragazza si sedette accanto a me. Alzai gli occhi su di lei soltanto un attimo, e il respiro mi si bloccò in gola. Aveva la pelle come la mia. Sentendo il mio sguardo su di sé, si affrettò ad abbassare la manica, per nascondere le cicatrici rosse e sottili. Non so dire che voglia avessi di sollevare le mie, di maniche, e dirle: «Io sono come te! Guarda! Non sei sola». Ma non lo feci.
Non volevo parlare delle mie cicatrici, e nemmeno di cosa significa essere una ragazza con le cicatrici, perché è già abbastanza dura essere una ragazza in questo mondo, figuriamoci che significa essere una ragazza con le cicatrici sulla pelle, in questo mondo.
La ragazza scese dall’autobus, e io non dissi una parola. E invece avrei dovuto. Avrei dovuto farle capire che, per quanto fosse impantanata negli abissi di se stessa, non era sola.

Ecco. In questo estratto finale c'è tutto il senso terribile e bellissimo di questo romanzo, che è più simile a un diario di guerra, in cui il combattente è una ragazza dolcissima, che tira la vita coi denti in un mondo ostile, cercando di sorridere pure se avrebbe solo da piangere. Un urlo di dolore, che fino ad oltre la metà mi ha annichilito e lasciato senza fiato a pensare: quanto dolore può contenere un cuore umano? Quanto di noi e di ciò che amiamo possiamo continuare a perdere prima di arrenderci? Quanta tristezza può contenere qualcuno che è solo troppo giovane e troppo solo, qualcuno che non può assolutamente farcela a portare sulle proprie esili spalle un peso così esagerato? La vedevo una situazione limite, senza speranza. Non poteva che finire male, nella mia testa. Ma mi sbagliavo.
Cos'è questo romanzo? Difficile rispondere. Uno young adult, visto che parla di una ragazza di soli diciassette anni? Mi sbagliavo di nuovo. Non è solo una ragazzina la nostra Charlie. Non è proprio una ragazzina. È un gigante. Un mostro. Lavora duramente su se stessa, dorme pochissimo, disegna piena di talento, sgobba come un mulo lavorando in un modo che uomini grandi il doppio si stancherebbero di fare, senza lamentarsi mai. Senza piangersi addosso. Cercando intanto di farsi amare.
Charlie mendica briciole di affetto che nessuno le regala mai senza pretendere qualcosa indietro. Eppure non perde mai la speranza, quella sciocca scintilla che ogni tanto vuole tagliare via, quando ancora una volta si sbaglia a dare un pezzetto del proprio cuore a qualcuno che non lo meritava, o che la vita, il destino, Dio, chi volete, le strappa via.

Perdo le cose. Perdo sempre tutto. E sono così stanca di perdere le cose.

Tu leggi e vorresti darle qualcosa di tuo per rimborsarla, perché non si senta più perduta, per trasmetterle calore e voglia di fare altri passi. Si perdona qualunque cosa a Charlie: di rubare, di mentire, di scappare, di non parlare, di fidarsi troppo, di non rischiare con la testa ma solo con il suo corpo martoriato e il suo cuore messo ancora peggio.
E si innamora pure, e noi con lei, continuamente. Da piccola, di un papà malato probabilmente di depressione, che non poteva amarla quando stava male, di amici strani e sofferenti, come e peggio di lei, che non possono aiutarla e che invece lei cerca di aiutare, in ogni modo, anche il più sbagliato. Tutto pur di essere accettata, amata, abbracciata.
Mi sono lavata lo stomaco più volte mentre leggevo, perché davvero non riuscivo a vedere luce possibile in fondo a un tunnel così nero… ma mi sbagliavo. Mi sono sbagliata così tante volte leggendo questo romanzo e commuovendomi, e sorridendo, e arrabbiandomi, e innamorandomi di lei, che non credo dimenticherò mai Charlie e la sua storia. Non  dimenticherò mai questo libro perché sì, posso dirlo con certezza, anche se difficile da digerire, questo libro è indimenticabile. È ciò che succede quando, finito un romanzo, resti a guardare il soffitto o la parete bianca, e pensi a quante persone hai incontrato come questa protagonista, a quante volte hai fatto spallucce davanti a qualcuno che sembrava così stanco e perduto, semplicemente perché avevi altro da fare, all'ultima volta in cui hai chiesto a qualcuno come stava, fermandoti ad ascoltare davvero la sua risposta. A quante volte meschina e stupida ti sei detta "non ce la faccio più, quanto sono stanca, quanto sono triste", senza avere la più pallida idea del significato di quelle parole.
A tutti questi come me vorrei dire di leggere questo libro e non perdere mai la speranza. Di parlare sempre, raccontarsi, mettersi in gioco, chiedere, ascoltare, allungare una mano. Vorrei dire che ne vale sempre la pena. Un sorriso e una nuova occasione la meritiamo tutti.

Cri








E poi ci sono io

2 commenti:

  1. Bella recensione per un libro così straziante.

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  2. Bellissima recensione e bellissimo è il libro. Un libro scritto per liberare qualcosa si sente è da leggere sicuramente non una lettura leggera, resta dentro di te per molto giorni e penso che rimarrà in me per sempre. Caty

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